Licio Gelli Poeta,  scrittore, saggista,pubblicista e con intensa attività giornalistica , più volte inviato speciale. Collabora con  svariati giornali e riviste letterarie; è presente su numerose antologie.   Gli sono stati conferiti numerosissimi riconoscimenti  e ambiti primi premi  in  vari concorsi  letterari  . Ha pubblicato oltre sessanta volumi tra poesia, narrativa, saggistica e storia. Ha avuto la Nomination per il conferimento del “Premio Nobel” per la letteratura (1996).Giudizio critico:La poesia “Senza radici” di Licio Gelli dà l’immediata certezza di essere dinanzi ad un autore  che ben sa trasmettere il travaglio interiore dell’esistenza dell’uomo, un uomo che lotta contro il male del vivere fatto di sofferenze, di tradimenti, di lacrime e di solitudine per poi trovare rifugio in quella forza interiore  che proviene dalla” fede”. Ma non basta questa per evitare che l’uomo, paragonato da Gelli ad un albero, venga privato dalle proprie radici. Infatti sono i piccoli dolori che creano quelle ferite che spengono pian piano ogni speranza. La lirica “Senza radici” con la sua ricercatezza  di vocaboli è quasi un contenitore  dove ognuno riesce a riconoscere le proprie delusioni  e tra queste quelle del tradimento di un amico , di un ingiustizia  ricevuta e poi ancora la solitudine  che è sempre lì pronta a prendere il sopravvento, soprattutto quando ci si trova in una stanza buia, che impedisce gli occhi di ammirare il magico mondo della volta celeste. Sono dei versi che lasciano un po’ di amaro in bocca , in quanto si ha la certezza che in quel pessimismo contemporaneo l’uomo è sempre al centro dell’universo e pronto all’instancabile ricerca del suo unico obbiettivo: la “libertà” interiore . A tal proposito scriveva Friedrich Schelling: “Quanto più liberi noi diventiamo, tanto più ci avviciniamo al raziocinio” e Gelli , con questi versi dimostra di aver raggiunto grande razionalità nel tracciare i punti cardini che formano la rete della vita, tanto da poterlo definire  con una frase di C.A. Tiedge, ovvero “ un uomo che porta dentro di sé il mondo della libertà”, se pur consapevole  che “ si può essere soli anche tra la folla”. E allora man mano  che i versi scorrono ecco che ci si trova inconsapevolmente dinanzi ad un dipinto poetico, al centro del quale vi è un “ albero senza radici” che pian piano si innalza  verso il cielo stellato dove nessuno mai gli potrà più infliggere delle ferite.

 

SENZA RADICI

I grandi dolori, le grandi sofferenze

di sempre, fardello per l’uomo

e il suo cammino, ci danno appuntamento,

al quale non mancano mai. Le grandi

sofferenze: il dolore fisico,

la perdita di chi si ama,la slealtà,

il tradimento, il tormento di chi

non ha fede ma il dolore della

fede. Tutte le grandi sventure,

tra lutti e rovine, per le madri

che piangono i figli, i figli

che piangono le madri, l’angoscia

della paura quotidiana, amara.

Ma esistono piccoli dolori, nel

nostro tempo che pian piano

tagliano le radici dell’uomo e con

brevi ferite lo lasciano solo

e disperato. Il giovane che vive

e lavora nei campi, costretto

ad andare in una fabbrica. Un amore

deluso, una speranza trafitta.

Il tradimento di un amico, il terrore

della solitudine, quando si è

più soli nella folla, le piccole

ingiustizie di una burocrazia

ignorante, il doversi coricare

soli e sfiniti in una stanza

piccola e buia, quando si vorrebbe

per soffitto un cielo di stelle.

 

Licio Gelli

(Poesia tratta dal volume “…il tempo felice di quando soffrivo”)

 

 

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