Il  RONDO’ ITALIANO  

 Il Rondò italiano nacque nel laboratorio dell’Accademia   “Vittorio Alfieri” - Firenze -  diretta da Dalmazio  Masini che nel 1995    lanciò   il

primo  elaborato dal titolo : “OTTOBRE”  (Trapasso di stagione).

Tale forma di poesia  ,  se è composta    da sei quartine, osserva  il seguente schema    di rima : ABAB BCBC CDCD DEDE EFEF  e

 l’ultima quartina  finisce con  FAFA.

L’ultima rima di ogni quartina bacia la prima rima della successiva quartina,  mentre l’ultima rima  dell’ultima quartina bacia la prima rima della

 prima quartina.     Un gioco di rime davvero sorprendente.

Nel 1998 fu stampato  la prima antologia, abbastanza ridotta con poesie a forma di Rondò, e tra i primissimi poeti che  s’innamorarono  

del "Rondò" si annoverava   anche  Alfredo  Varriale.

Nel mese di luglio del 2002 venne stampato la seconda antologia di Rondò italiano sempre a cura del  Presidente  dell’ Accademia   

 "Vittorio Alfieri" Dalmazio Masini , ma questa volta molto più nutrita della prima, dove, ancora una volta ,  Alfredo  Varriale

partecipò con due suoi Rondò.

Le due antologie ottennero un ottimo successo di critica  e  furono  catalogate   in numerose  biblioteche nazionali e internazionali.

 

 ALCUNE POESIE IN RONDO' 

di ALFREDO VARRIALE  :

 

 DOV’ERA IL BOSCO

  (Rondò Italiano)

Quel bosco di natura acquitrinoso

copriva il proprio lembo di giunchiglia

e serpeggiava il margine pietroso

dov’era la mia casa e la famiglia.

Andavo con gli amici a far guerriglia

nelle ore più serene del mattino;

poi ,tra cespugli e pozze di fanghiglia,

giocavamo per ore a rimpiattino.

Era un sollazzo arrampicarsi a un pino

 e dare un lungo sguardo ai giunchi in fiore,

ove ciascun faceva un pensierino

perché il futur fosse forier d’amore.

Talvolta qualche uccello cantatore

ci affascinava col suo dolce canto,

mentre una fiamma  s’accendeva in cuore,

come se il primo amor ci fosse accanto.

Dov’era il bosco apparve per incanto:

ruspa, cemento e il trafficare uggioso;

e quel ricordo non l’ho ancora infranto

perché l’ho chiuso in me e ne son  geloso.

 

 

                   INCOLLERITO

                           (Rondò Italiano) 

Non sono l’uccellino spaziale

che invade l’alberello e se l’arroga

come se fosse gesto razionale,

oppur perché da sempre è li che arroga.

  Mi libro, senza meta, in ciel con foga

come anatra  di specie migratrice

che, mentre vola ,l’animo si sfoga

pensando  al poverello e all’infelice.

  Vorrei che avessi accanto una pernice

in luoghi  più briosi ed accoglienti

che trovansi laddove è la pendice

degli ubertosi colli più salienti;

trastullerei con vipere e serpenti

e creature dell’ameno sito,

lontano da quegli uomini furenti

col cuore molto duro e isterilito.

  Se l’estro di far l’anatra ho sbandito,

ora propongo un cuor sentimentale,

amante della pace; incollerito

per l’incresciosa infamia universale.

 

 

HO PERSO LA SPERANZA

(Rondò Italiano)

Pensieri malinconici e indistinti

tormentano di notte la mia mente.

Son come belve chiuse nei recinti

la cui cattività è ognor crescente.

 Sono le iniquità che il cuor dissente

o flutti d’onda e palpiti del mare

a germinar tristezza solamente

in me senza virtù più da sperare.

Vorrò spuntare l’ali per volare

verso le stelle e il sole che dardeggia,

per dissipare, alfine,il mio pensare

sulla miseria umana che amareggia.

Non trovo più delizia in ciò che aleggia;

m’inerpico sui monti e mi sprofondo

tra valli dove il vento par che ondeggia

come il mio cuore quando è furibondo.

Ho perso la speranza fino in fondo

che un giorno si darà supporto ai vinti.

Milioni di famelici nel mondo

attendono pietà, ma son respinti.

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 TURBINOSA  RIMEMBRANZA

   (Rondò italiano)

  La strada degli amori è ormai smarrita

e il cuore mio ha tanta nostalgia

per gli attimi fulgenti della vita

che sempre interpretò con allegria.  

Spalanco dunque ogni uscio che ci sia

con la speranza d’acciufar quel vento

che porta seco l’anima in balia

e il cuore brontolone e virulento.

Discerno,poi, dal mormorio che sento,

i paurosi turbini invernali

che spazzano i rimpianti del momento

e i teneri ricordi degli annali.

Le tenebre nel cielo e i temporali

mi fiaccano da tempo l’esistenza,

son proprio quei pensieri marginali

che eclissano il mio cuore e la coscienza.

  Vorrei che fossi ancora alla partenza,

quando sapevo cogliere il profumo

di fiorellini d’ogni provenienza

e rose tanto amate. Ora presumo

che non potrò mai dir se mi accostumo

a questi miei ricordi tramontati

che in un baleno son finiti in fumo

come carezze e baci avuti e dati.

Quanto vorrei gustar quei frutti amati:

la fragola di bosco saporita

e quegli amori ardenti e delicati

che hanno lasciato in me grande ferita.

 

 

L’AFFIDO AL VENTO

    ( Rondò italiano)

Onde furenti erodono la costa

e il vento brontolon di primavera

soffia dal mare senza  alcuna sosta

dall’ora del mattino sino a sera.

L’acqua salmastra invade la riviera

con schianti d’onde perfide e schiumose,

come l’amante che si strugge e spera

di soddisfar le voglie sue bramose.

  Quell’onde che s’increspano sdegnose

mi fanno rammentar ciò che recisi,

d’aver sprecato l’ore più radiose

dei giovanili dì che non conquisi.

 Lo spirito e il mio cuore sono intrisi

di odori di quei gigli delicati

e delle ciliegine; e dei sorrisi

di tutti quegli amori dichiarati.

Vorrei rapire gli aliti più amati

della stagione bella della vita

che fu come lo sono i versi alati

o pianta di lillà quando è fiorita.

  Però la giovinezza che è svanita,

l’affido al vento all’ora che si sposta

verso paraggi di beltà infinita

o dietro qualche nuvola nascosta.