Recensione a cura di PACIFICO TOPA

 (Critico Letterario di Macerata)

  ALFREDO VARRIALE “DECLINO”

 

La poetica di Varriale ha una sua particolare collocazione , in quanto s’attiene, per la maggior parte, ai crismi di una metrica  che conferisce  ai versi  quella musicalità sempre tanto cara ai classicheggianti. In epoca in cui il poetare  libero ha preso campo, soverchiando ogni legge ritmica ,questo genere di poetica evoca reminiscenze poetiche  ottocentesche , In talune composizioni ci si risente  la maestosità di certi versi di manzoniana  memoria. Leggendo la poesia di Varriale emerge un certo lirismo infarcito  di quel romanticismo sempre gradito. Attento osservatore  delle cose  che gli accadono attorno, esaltatore  delle bellezze  della natura, strenuo  difensore della libertà e dei diritti, proclive  agli influssi  gradevoli di un fascino  suscitato da un bel tramonto o da un’alba radiosa; Varriale interpreta la realtà con spirito  sereno , non alieno da qualche frecciatina satirica , ma sempre pregno  di contenuti etici . La mestizia che traspare  da alcune poesie , si fonde con la speranza  e con l’auspicio  di un domani migliore , “Stanche vene” ne è la riprova , infatti in questi versi  c’è tutta la riprovazione  per il vizio dell’uso di droga. Non mancano esplosioni d’amore , appassionate  dichiarazioni  di un cuore assetato d’affetto , incitamento al riscatto  della criminalità, recriminazione  e condanna  per i gesti  inconsulti  e tragici  come nella  “Strage di Firenze”,  condanne  per gli inquinamenti del…” mare ; che sta’ morendo  e ancora ci sorride…” . Varriale ascolta anche la voce  della natura, se ne fa strenue difensore  tanto da convertire …”cinque gagliardi cacciatori…” e farli cadere…”nell’immane incanto…”. La sua panoramica spazia , rivolgendo  un   appello  alla solidarietà, invoca la giustizia , esalta  il sacrificio dei caduti  in Somalia, piange la mamma scomparsa …” da tre lustri…”, stigmatizza  il rimorso del ricco insensibile alle necessità del povero, si esalta  osservando la cometa “Halley”, si rivolge , premuroso, al suo prossimo;; non nasconde  la sua fiducia  quando si sente trascinare dal cosmo, senza reagire , per poi tornare  all’espressione d’amore…” penso a Dio  e di Lui m’innamoro…” Varriale si rivolge anche verso l’Essere Supremo  che lo ispira , lo sprona , lo guida  e gli fa dire …”noi siamo il getto d’acqua della fonte / che inonda  i cuori come un fiume in piena…”La guerra di Jugoslavia, un grado elogio alla sua città…”Ancor più bella sei del paradiso…”, quindi , con la miscellanea  e con gli acrostici, dà sfogo a tutta la sua ricca  vena creativa , con brevi  pensieri, per poi concludere con “Rondò” .sfoghi  del suo animo di reminiscenze  infantili, sogni di una età felice invano rimpianta

 

 

 

Giudizio critico di Edoardo Ganci sulla poesia “Dov’era il bosco”e “Il Declino”:

 Modestamente chiama le sue poesie “pensieri rimati”, in verità sono gustosi componimenti a sfondo educativo e morale. In “Dov’era il bosco” traccia felici ricordi d’infanzia, che porterà gelosamente con sé nonostante la ruspa e il cemento abbiano deturpato quei luoghi incantevoli ed idilliaci. Il “Declino”è la metafora dell’uomo in genere che, quando il sole raggiunge il suo apice, mette in mostra tutta la sua arroganza, ma…”Al tramonto perderà la baldanza”. Non ci resta che meditare!